perchè un traduttore?

Per una pubblicazione accademica, inglese e italiano stabiliscono in modo diverso ciò che è chiaro, preciso e accurato, cosa può essere considerato adeguatamente formale e cosa no, e se privilegiare chiarezza espositiva o formalità di registro.

Un traduttore medico conosce le differenze tra linguaggio scientifico italiano…
Nell’italiano abbondano costruzioni introduttive elaborate (ci preme sottolineare che, è riportata in letteratura l’esistenza di, vale la pena richiamare l’attenzione a), formulazioni impersonali (è da ritenersi importante/necessario/possibile), l’uso di sostantivi con funzione verbale (eseguire un’analisi, giungere alla formulazione di una diagnosi, effettuare una scansione), e una frequente espansione delle preposizioni (lesioni a carico dei vasi arteriosi, compliance da parte del paziente). Queste costruzioni sintattiche aumentano senz’altro la formalità del registro, ma rendono anche più complessa l’esposizione, poiché costringono il lettore a elaborare una stringa di testo che molto spesso ha carico informativo nullo.

… e inglese
L’inglese va nella direzione opposta, privilegiando chiarezza e linearità sintattica. Le espressioni sopra citate risulterebbero fuori luogo in una pubblicazione destinata a lettori statunitensi o anglosassoni, non perché siano irriproducibili grammaticalmente ma perché generano un effetto di straniamento. Ė da ritenersi possibile il verificarsi di X in inglese diventa X may occur. Eseguire un’analisi è analyse. Un paziente sottoposto a trattamento eparinico è un paziente treated with heparine o, più semplicemente ancora, un heparinised patient.
Spesso, gli autori italiani che scrivono in inglese costruiscono testi ibridi, mischiando terminologia inglese e sintassi italiana, e attirano gli strali dei reviewer che giudicano tali testi macchinosi e poco chiari.

Un traduttore medico evita di incappare in controversie terminologiche e sceglie sempre l’uso dominante
Il dibattito sul linguaggio medico-scientifico è più che mai aperto, tra gli studiosi di madrelingua inglese e non solo. Sacrifice è davvero preferibile a kill? E che dire di kill humanely? Se heparinised patients è accettato dai più, perché allora non coumadinised patients o addirittura surgerised patients? Se l’uso di data come sostantivo singolare comincia ormai a prendere piede, perché media è ancora esclusivamente il plurale di medium? E ancora: quanti goldstandard ci possono essere in un articolo di 3000 parole?
Alcuni di questi punti hanno dato vita a crociate linguistiche: in questi casi non è sufficiente interrogare i motori di ricerca, che anzi potrebbero far nascere più dubbi di quanti non ne chiariscano.

Un traduttore medico adegua il testo alle convenzioni della prosa accademica della lingua in cui scrive
La letteratura scientifica è, per sua natura, un genere altamente standardizzato, soggetto a norme redazionali che stabiliscono, rigorosamente, la scansione e la lunghezza dei periodi, il tipo di frasi e il numero di parole in ogni frase, modi e tempi verbali, aggettivazione e punteggiatura, l’appropriatezza lessicale e il ‘tono’ generale del messaggio. Ogni divergenza da ciò che è considerato buona prosa accademica viene sanzionata: basti pensare alla puntigliosità – talvolta perentorietà – con cui i reviewer formulano osservazioni e suggerimenti.

Un traduttore medico adotta una prospettiva olistica
Professionista della lingua scritta, il traduttore medico non soltanto conosce la terminologia specialistica, ma è anche attento al contributo di ogni singola parola all’economia del testo, al modo in cui il contenuto viene ideato, organizzato e divulgato, scegliendo di volta in volta lo stile adatto al tipo di pubblicazione e al lettore cui si rivolge.

Queste competenze, unite alla proprietà di linguaggio, mi permettono di consegnare all’autore un testo chiaro, scorrevole, efficace, cogente, che trova in queste caratteristiche la sua spontanea espressività.