Il periodo ipotetico: funzioni discorsive
Il periodo ipotetico svolge varie funzioni nel discorso accademico, che si aggiungono a quella primaria di correlare condizioni e conseguenze. Data la sua natura non assertiva, figura spesso in tutte quelle situazioni in cui è necessario formulare ipotesi, prevedere alternative, presentare punti di vista diversi e mitigare la portata di un’affermazione: in altre parole, il periodo ipotetico svolge un ruolo prezioso nella costruzione dell’argomentazione.
Una funzione molto comune in un articolo di ricerca è legata all’espressione della fattualità, ovvero alla descrizione del mondo naturale basata sull’osservazione di regolarità e correlazioni che si verificano in determinate condizioni. Si tratta di una funzione prevalente nella sezione dei metodi e in quella dei risultati, che hanno carattere prettamente descrittivo ed esplicativo (elenco dei criteri di inclusione ed esclusione, illustrazione dei fattori che hanno portato a una determinata decisione, presentazione dei risultati). In questi casi, la forma più usata è lo zero conditional:
If the percentage of cells expressing the antigen was greater than 20%, the samples were considered positive.
If severe bronchiectasis was present, the subjects were excluded.
Si noti che, in entrambi gli esempi, la proposizione condizionale compare a inizio frase; tuttavia, questa struttura non è affatto obbligatoria, né è la più frequente. La collocazione degli elementi del periodo ipotetico dipende dal contesto. Specialmente quando si tratta di illustrare una metodologia o di giustificare scelte di trattamento, la proposizione condizionale è spesso posizionata a fine frase, come nei due esempi seguenti:
The dose of oxaliplatin was reduced if the platelet count was less than 75,000/mm 2 on day 29
A second IND was allowed if residual AML was noted at the post-IND marrow exam.
In questi casi, dal punto di vista argomentativo è preferibile presentare le decisioni di ricerca prima dei criteri sottesi all’adozione delle stesse. In altri casi, si può optare per una collocazione della condizionale a inizio frase, tenendo però presente l’effetto retorico di tale scelta. L’inizio della frase è infatti la posizione associata alle informazioni che si ritengono note o accettate dal lettore; la collocazione incipitale invita dunque il lettore ad accettare una serie di circostanze che fanno da sfondo all’informazione principale:
If one accepts that the results of this systematic research are valid, the differences in mortality are clinically relevant, and plausible mechanisms exist to explain them.
Un’altra funzione del periodo ipotetico è la rifocalizzazione del discorso. Si tratta di una funzione prettamente argomentativa (e dunque presente per lo più nell’introduzione e nella discussione) che aiuta l’autore a formulare ipotesi e predizioni:
If we were to use a different mAb with lower avidity for DNA, binding would occur after
perfusion of histones and DNA and not after perfusion of DNA alone
confrontare risultati di autori diversi:
If the results obtained by Giannaroli et al. (2002) are compared with those in the present study, the proportion of normal (23% in Gianaroli’s and 29% in the present study) and abnormal embryos (33 and 36%), are similar
esprimere raccomandazioni:
The western dietary pattern and high consumption of processed food must be avoided if hyperglycaemia is to be avoided
e concessioni:
Even if the causes and cure of cancer were discovered today, there would still be the need for radiation therapy.
Per finire, una nota sull’uso dell’avverbio then (allora), che compare talvolta nella proposizione principale:
If this is the case, then bullous impetigo and staphylococcal scalded skin syndrome are to be regarded as two extremes of the same disease entity.
L’aggiunta dell’avverbio dà alla frase un tono molto più categorico, escludendo di fatto qualsiasi altra interpretazione: è la funzione opposta rispetto alla mitigazione (hedging) ed è bene usarla con cautela.
Riferimenti
Carter-Thomas, Shirley, Rowley-Jolivet, Elizabeth “If-conditionals in medical discourse: from theory to disciplinary practice”, Journal of English for Academic Purposes, Vol. 7, 2008