Proposizioni subordinate participiali
Le proposizioni participiali sono proposizioni subordinate il cui predicato è costituito da un participio (presente o passato):
When carrying out sentinel node navigation surgery (SNNS), it is important to consider the balance between quality of life and curability.
Used carefully, non-prescription cough and cold products can be safe for the paediatric population.
In alcuni casi, queste proposizioni hanno funzione aggettivale, in quanto descrivono (qualificano) il sostantivo a cui si riferiscono:
Cancer cells exhibiting autophagy are often sensitive to lysosomal inhibitors that block the terminal stages of autophagic proteolysis.
Il participio exhibiting aggiunge informazioni rispetto al sostantivo cells, restringendo la portata dell’affermazione a un tipo particolare di cellule, quelle che mostrano autofagia. La subordinata participiale riportata in questo esempio è una relativa ridotta, ovvero una proposizione relativa in cui è stato omesso il pronome relativo. Ripristinandolo, la frase potrebbe essere riscritta in questo modo:
Cancer cells which exhibit autophagy are often sensitive to lysosomal inhibitors which block the terminal stages of autophagic proteolysis.
La versione modificata ha così due proposizioni relative (in grassetto), collocate prima e dopo la principale. Rispetto all’originale, è più pesante e meno scorrevole. Trasformando una delle relative in una proposizione participiale, la frase diventa più concisa. Quale delle due trasformare è una scelta interamente demandata all’autore, che volendo potrebbe anche modificare la seconda relativa:
Cancer cells which exhibit autophagy are often sensitive to lysosomal inhibitors blocking the terminal stages of autophagic proteolysis.
Oltre a qualificare i sostantivi, le proposizioni participiali aiutano a stabilire connessioni logiche:
The surgeon keeps the hook engaged. He squeezes the handle to create space and rotates the hook segment towards the ulna.
Questo estratto descrive tre azioni che deve compiere il chirurgo: impegno del gancio, compressione dell’impugnatura e rotazione del suddetto gancio. Scritto in questo modo, il testo lascia intendere che le tre azioni avvengano in successione; l’uso del verbo keep (mantenere), che presuppone continuità, rivela invece che così non è: almeno due delle operazioni si svolgono contemporaneamente. Trasformando la proposizione principale che apre il paragrafo in una subordinata participiale, siamo in grado di ripristinare la corretta successione degli eventi:
Keeping the hook engaged, the surgeon squeezes the handle to create space and rotates the hook segment towards the ulna.
Le funzioni delle proposizioni participiali in inglese e in italiano sono equivalenti. Le due lingue condividono anche il principale errore di costruzione: la mancata corrispondenza tra il soggetto della principale e quello della subordinata:
Not being accustomed to making an hCG decision based on volume, the clinician had to establish a parametric relationship between mean diameter and volume.
In questo esempio, le due proposizioni hanno lo stesso soggetto (il chirurgo), implicito nella subordinata ed esplicito nella principale: dato che i due soggetti coincidono, la frase è corretta.
After inserting the needle into the muscle, the ISM electrode was gradually moved into the muscle tissue.
In quest’altro esempio, il soggetto implicito della proposizione participiale (presumibilmente un essere umano) non coincide con quello esplicito della principale (l’elettrodo), un errore specialmente comune nella costruzione delle frasi passive. Dalla mancata corrispondenza sintattica tra i due soggetti scaturisce un’assurdità logica; poiché le azioni sono due, e il soggetto espresso è uno, quest’ultimo le compie entrambe: in altre parole, è l’elettrodo a inserire l’ago. Poiché manifestamente non è così, la frase va modificata:
After inserting the needle into the muscle, the surgeon gradually moved the ISM electrode into the muscle tissue.
Riscrivendo la frase alla forma attiva, l’ambiguità viene eliminata.
Riferimenti:
Baker, Carl Lee, English Syntax, MIT Press, 2005
Palmer, Richard, Write in Style: A Guide to Good English, Routledge, 2002