Oggettività e impersonalità

L’oggettività in campo scientifico è un valore. La nozione di oggettività scientifica ha conosciuto storicamente varie definizioni e rivestito importanza variabile: da alcuni considerata attributo fondante e irrinunciabile, per altri nulla più che un abbaglio accettato per convenzione. Uscendo dal campo epistemologico e volendo adottare una definizione pratica, solitamente è ritenuto oggettivo un modo di fare scienza che esplora fenomeni e teorie trascendendo l’individuo. Sul piano scrittorio ciò tradizionalmente si è concretato nell’adozione di uno stile impersonale, desoggettivato, non contaminato dalla presenza dell’autore. A voler adottare queste linee di indirizzo acriticamente, il rischio di produrre un testo anonimo – e peggio ancora anodino – è assai elevato. Un articolo scientifico non si limita a esporre fatti; il più delle volte argomenta una posizione: sulla legittimità di una teoria, sull’utilità di uno strumento o di un preparato, sui vantaggi di un metodo e così via. Scrivere un testo eliminando del tutto il soggetto argomentante sarà anche un esercizio audace – a livello narrativo – ma fattualmente improduttivo. Non va dimenticato che l’obiettivo che si pone un ricercatore è quello di persuadere la comunità scientifica ad accettare come conoscenza acquisita i risultati della propria ricerca; un autore perennemente a latere rinuncerebbe a ogni intento persuasivo, minerebbe l’efficacia argomentativa e si presenterebbe in buona sostanza come descrittore di fenomeni. C’è infine da considerare che il linguaggio accademico, pur altamente codificato, non è un’entità monolitica esente da evoluzioni e cambiamenti di direzione. Fino a qualche decennio fa, la questione dell’oggettività era liquidata con l’adozione automatica della forma passiva. Con l’attuale tendenza a preferire uno stile chiaro, conciso e sintatticamente lineare, la scelta del passivo non è più obbligata: al contrario, alcune riviste la sconsigliano apertamente. Un percorso inverso hanno invece seguito i pronomi di prima persona, passati dalla quasi interdizione a un’accettazione diffusa. Più in generale, l’impersonalità, a maggior ragione se spinta all’estremo, non è più ritenuta un sinonimo perfetto di oggettività e può essere senz’altro abbandonata se l’autore ritiene che fiacchi la struttura argomentativa del testo o di una sua porzione. I possimi interventi esamineranno le strategie a disposizione per conferire oggettività scientifica a un testo senza eclissare forzosamente la figura dell’autore. Riferimenti: Hyland, K., “Authority and invisibility: Authorial identity in academic writing” in Journal of Pragmatics, 2002 W. “Explicit author in scientific discourse: A corpus-based study of the author’s voice” in Malaysian Journal of ELT Research, 2016