Abuso della nominalizzazione

La nominalizzazione è utile in quanto conferisce al testo quelle caratteristiche di formalità, concisione e astrattezza che sono tipiche dello stile accademico e scientifico. Purtuttavia, sono molte e autorevoli le voci che ne lamentano un uso eccessivo: praticamente non c’è guida stilistica che, dopo essersi soffermata sui vantaggi della nominalizzazione, non inviti il lettore a farne un uso moderato. Il motivo principale è legato alla chiarezza, o meglio a una progressiva perdita della stessa generata dalla sostituzione dei verbi attivi con quelli passivi, dalla creazione di stringhe di sostantivi (electromagnetic radiation assistive technology invece di technology which aids in the study of electromagnetic radiation) e dall’aumento della lunghezza e complessità delle frasi, tutte conseguenze intrinseche al processo di nominalizzazione. Portate all’estremo, tali conseguenze possono dare origine a strutture di questo tipo:
Participants had to go through a sentence reading process, whose veracity was either affirmed or denied by the subsequent presentation of an assessment word.
Più semplicemente:
Participants had to read a number of sentences, each one followed by the word TRUE or FALSE.
A riprova del fatto che le costruzioni complesse aumentano il rischio di errori, è da sottolineare l’uso errato del pronome relativo whose, che grammaticalmente non è correlato alla parola sentence, come logicamente si vorrebbe, ma all’intera stringa sentence reading process: in altri termini, la veridicità non riguarderebbe le singole frasi, ma il processo stesso di lettura. Una presenza eccessiva di nominalizzazioni è poi indice di uno stile cosiddetto paludoso, contrassegnato da frasi che contengono più parole di quelle necessarie per esprimere un determinato concetto. Helen Sword, autrice di Stylish Academic Writing, parla a tal proposito di ‘zombie noun’ o sostantivi zombie: proprio come uno zombie succhia la vita degli esseri viventi rendendoli simili a sé, così le nominalizzazioni svuotano gli altri elementi frasali delle funzioni loro proprie, lasciando sul terreno una serie di parole che contribuiscono poco o nulla alla costruzione del significato. Vista la necessità di conciliare le esigenze di chiarezza e formalità di registro, decidere se e in quale misura fare ricorso alla nominalizzazione non è semplice. La scelta va ponderata con riferimento non tanto alla singola frase, ma al testo nel suo insieme. Di seguito vengono presentate le situazioni più comuni in cui è preferibile evitare la nominalizzazione: 1) Quando la coppia sostantivo + verbo che si viene a creare non aggiunge nulla a quanto direbbe il verbo da solo. Esempio:
We performed a search in Medline for all relevant reports of randomised controlled trials.
Search è la forma nominalizzata del verbo to search. Poiché l’azione del ricercare è ora espressa dal sostantivo, la frase ha bisogno di un altro verbo (performed) per essere strutturalmente corretta, e al tutto deve essere aggiunto un articolo indeterminativo (an) per formare una stringa da attaccare al resto della frase. Performed è un verbo definito debole: dice che qualcosa è stato effettuato, ma per sapere che cosa rimanda al sostantivo, a cui fa semplicemente da stampella. Una riformulazione più efficace della frase rimette l’azione al suo posto, racchiusa nel verbo:
We searched Medline for all relevant reports of randomised controlled trials.
2) Quando introduce una costruzione con to be. Esempio:
When treatment fails, there is a need for the surgeon to make a critical evaluation of the procedure.
Così come perform, conduct, carry out e altri, il verbo to be è considerato un verbo debole perché non esprime un’azione. Eliminando la nominalizzazione (a need for), il verbo ritorna a esprimere un’azione e nessuna parola della frase svolge il ruolo di riempitivo:
When treatment fails, the surgeon needs to evaluate the procedure critically.
Si noti che aver eliminato le nominalizzazioni non rende meno formale il registro e non espande la struttura frasale ma semmai la condensa, cancellando tutti gli elementi il cui apporto alla costruzione del significato è nullo. Riferimenti: Pinker, Steven, The Sense of Style: The Thinking Person’s Guide to Writing in the 21st Century, New York, Penguin, 2015 Sword, Helen, Stylish Academic Writing, Harvard, Harvard University Press, 2012