Modificatori che introducono imprecisioni

La precisione del linguaggio è indubbiamente uno dei requisiti fondamentali di un testo accademico, requisito che discende dalla natura stessa dell’attività scientifica, basata essenzialmente sul fornire misure, ossia valutazioni quantitative, relative a un fenomeno, a un’entità o a un processo. Anche nel descrivere una nuova metodica o un nuovo strumento, i termini accuratezza e precisione ricorrono spesso tra i benefici associati all’adozione. Il primato assegnato all’esattezza non impedisce tuttavia agli autori di qualificare le proprie asserzioni con espressioni assai poco precise. Esempi ne sono modificatori come countless, several, some, huge, tiny, significant, a vast amount, a few, a large number, a couple, eccetera. Tali espressioni vanno usate con parsimonia proprio perché a esse il lettore non può associare un significato univoco. Scrivere che è stato registrato un cospicuo aumento in un determinato fattore non fornisce a chi legge una misura precisa per interpretare l’informazione: al più, il lettore inferirà che il termine cospicuo è da inserirsi in un intervallo di valori generalmente considerati cospicui nel ramo, ma sarà costretto a prendere per buona l’affermazione senza poterla verificare e, se del caso, confutare. Tra le espressioni usate come quantificatori generici ritroviamo le coppie exponential/exponentially e significant/significantly, per esempio in collocazioni quali exponential increase e significant reduction (con le rispettive varianti avverbiali increase exponentially e reduce significantly). Nel primo caso, se all’espressione non si accompagna un valore numerico seguito da un esponente, il lettore non può essere certo che esponenziale sia da intendersi alla lettera, e tenderà piuttosto a interpretarlo come una valutazione qualitativa, e non già quantitativa o oggettiva, che in ultima analisi non fa altro che rappresentare il giudizio di chi scrive in relazione alla quantità in questione. Nel caso di significant/significantly, viene ad aggiungersi un elemento di ambiguità: specialmente se usati nella sezione in cui sono presentati o discussi i risultati dello studio, questi modificatori lasceranno il lettore nel dubbio se interpretarli nel senso generico di consistente, ragguardevole o come sottintendenti una significatività statistica. È vero peraltro che l’uso di descrizioni qualitative generiche è più o meno accettabile alla luce del contesto in cui compaiono. Per esempio, in un ipotetico studio volto a valutare l’efficacia di un determinato metodo di trattamento degli anticorpi, menzionare l’aggiunta di piccolissime quantità di una particolare sostanza potrà essere accettabile ove la funzione della porzione di testo sia riassuntiva (per esempio nell’Abstract) o referenziale (come nella parte introduttiva): nel primo caso, la precisazione numerica seguirà nelle sezioni successive; nel secondo, sarà reperibile negli studi a cui viene fatto riferimento. Palesemente, la stessa espressione non sarà considerata sufficientemente esaustiva nella sezione in cui vengono descritti i metodi dello studio. Per concludere, ove si renda necessaria una valutazione di un’entità, è bene che tale valutazione sia quantitativa e non già qualificativa, espressa nella forma di un valore numerico e non di un aggettivo; pur non potendo definirsi a pieno titolo soggettiva, una descrizione qualitativa lascia al lettore il compito di attribuire – diciamo così – un valore alla vaghezza, valore che sarà obbligatoriamente arbitrario, non univoco e dunque fonte di ambiguità e imprecisione. Riferimenti: Dubois, Betty Lou. 1987. “‘Something on the order of around forty to forty-Four’: Imprecise numerical expressions in biomedical slide talks”. Language in Society 16-4, 527-541. Mava Jo Powell. 1985. “An Evaluative Dimension of Vague Quantifying Expression”, Journal of Linguistics 21-1, 31-50